sabato 10 novembre 2012

Superare il corto circuito


Leggendo i giornali e ascoltando gli incontri pubblici mi sono  composta un quadro abbastanza chiaro della situazione politica. Esistono tre livelli paralleli.

Il primo è  la base, cioè i cittadini, gli elettori.  Siamo molto delusi e spesso non ci riconosciamo più nei partiti. Lo sconforto nasce dalla speranza di un cambiamento di rotta della politica e della sua gestione, dell’economia e del lavoro, che purtroppo l’attuale classe politica non ha realizzato. Crediamo ancora nei “valori” e cerchiamo di trasmetterli ai nostri figli; quei valori che  i politici hanno tradito per auto sostenersi, allontanandosi - sempre più - da ciò che serve ai cittadini per “vivere”.
Nel mezzo troviamo i vertici di partito, quei “camaleonti” che hanno contribuito a impedire la realizzazione  degli obiettivi cui li avevamo delegati e che oggi  non ammettono la propria sconfitta, il danno causato e non vogliono cedere il passo al nuovo. Questo non permette né il miglioramento della situazione né un reale ricambio.
Infine il capo, colui che ha dato vita al movimento o dovrebbe rappresentare il partito e di fatto impone le proprie direttive senza essere più collegato alla sua base elettorale,  sembrando sempre più  sconnesso, spesso in contraddizione e perdendo la sua legittimazione.

Questa stratificazione parallela e divergente è assolutamente applicabile sia a sinistra che a destra.  Basta osservare quanto sta avvenendo nel PDL o nel PD o nel IDV, per fare alcuni esempi. Questa si chiama crisi dei partiti. Il modello dei partiti è scaduto. E’ una crisi anche di leadership. Corto circuito!

Purtroppo la politica non può sparire..allora come si fa? Si autorizza la violenza o la dittatura? Si sceglie una certa area politica perché apparentemente meno invischiata? L'astensionismo? Ricordiamoci che l'indifferenza ha contribuito a far sentire autorizzata "l'oligarchia" a utilizzare i soldi di tutti per fini personali, per finanziarsi, a sprecare e a creare l'orribile realtà di oggi.
La risposta è nella partecipazione, nell'impegno civico a costruire dal basso una realtà nuova. Diversamente permettiamo "loro", ai disonesti, agli approfittatori, ai"camaleonti" e ai "regnanti" di scorrazzare in lungo e in largo; diversamente siamo responsabili di un mondo illiberale, iniquo, povero e senza speranza per i nostri figli.

Se noi cittadini ci muoviamo, ci adoperiamo, partecipiamo abbiamo l’opportunità di dare un nuovo impulso alla politica, per la ricerca di un nuovo modello di rappresentanza democratica, più diretta ( e non mi riferisco alle inflazionate primarie), per  la formazione di nuovi movimenti che possano meglio interpretare le nostre necessità e quelle del nostro paese. Imprenditori e lavoratori, associazioni e semplici cittadini insieme per ricostruire.
Dobbiamo unire le forze (non chiudendoci in ristrette categorie) per creare delle alternative che possano governare con la saggezza del buon padre di famiglia, con efficienza e trasparenza, per il bene di tutti e per ridare sviluppo e lavoro.