In
un sito ho letto alcuni anni fa questa frase di Adam Smith nella Teoria dei
Sentimenti Morali (1759) che ritengo tuttora attuale:”...Alle corti dei
sovrani, nei salotti dei potenti, dove il successo e le promozioni non
dipendono dalla stima di uomini preparati e nostri pari, ma dal capriccioso e
sciocco favore di superiori ignoranti, presuntuosi e superbi, spesso
l’adulazione e la falsità prevalgono sul merito e sull’abilità, e l’arte del
piacere vale più dell’arte di servire. In tempi di quiete e pace, quando la
burrasca è lontana, il principe o il potente non pensano che a divertirsi e
arrivano persino a credere di non aver bisogno di nessuno, o di poter contare
su quelli che li divertono al momento del bisogno.”
Al
di là del condividere la filosofia di Smith o meno, trovo molto efficace la
frase “ l’arte del piacere vale più dell’arte di servire”, oggi attuale un pò
ovunque, ma soprattutto in politica. Un
caso eclatante che esprime il concetto a pennello, fu l’introduzione nel 1973 (decreto
1092 varato dal governo Rumor) delle baby-pensioni, di cui tuttora paghiamo le
amare conseguenze. Anni ‘70, periodo di crisi, della cosiddetta austerity,
inizio della caduta della natalità dopo il baby-boom degli anni ’60. Da quel
momento numerosi italiani riescono a
trascorrere trenta, quaranta, addirittura cinquant’anni di vita da pensionati
avendone passati veramente pochi in qualità di lavoratori. All’epoca, le impiegate pubbliche con figli con
appena 14 anni, sei mesi e un giorno potevano andare in pensione; e indifferentemente
dal sesso tutti i dipendenti statali potevano ambire
alla pensione dopo 19 anni, sei mesi e un giorno. Un po’ di più sacrificati i
dipendenti degli enti locali che potevano con 25 anni di contributi. L’aspettativa
di vita degli italiani, poi, si è
allungata e quindi questo “sovraccosto” aumenta nel tempo. Era proprio
necessario imporre un peso del genere sulle generazioni a venire e sul bilancio
dello stato? O era forse un modo per “piacere”
e ottenere voti facili? Un’ ulteriore riflessione è che questo decreto
scellerato ha introdotto un’ulteriore discriminazione tra lavoratori anziché
ribadire un principio universale di uguaglianza tra gli uomini e il diritto al
lavoro. Un’amara considerazione è che non si può rimediare a questa ingiustizia.
Oggi si propone una riforma pensionistica che é
assolutamente strutturale, moralmente indispensabile per le generazioni future
e che i politici non sono stati in grado neanche di presentare, sempre a causa
di quella logica sopracitata. Non vado nei dettagli tecnici, ma il principio su
cui penso si basi la riforma delle pensioni di Monti è circa il seguente:
facciamo conto che il risparmio della manovra correttiva a questo riguardo
valga 15 miliardi all’anno; quelle persone che non vanno in pensione continuano
quindi a pagare contributi allo Stato per
15 miliardi all’anno = l’erario ha un ‘entrata di 15 mld. A questo punto il
risparmio totale per le casse dello Stato vale in realtà 15+15=30 miliardi
l’anno.
Vale
il gioco per i nostri figli e nipoti? Io credo di sì. Avrei preferito la
contemporanea applicazione della stessa regola ai politici già da oggi e non
dalla prossima legislatura. Vedremo se questo
Parlamento sarà responsabile e voterà il contenuto della manovra pensionisitca
visto che si tratta di un vero patto di equilibrio tra generazioni.

Buongiorno.
RispondiEliminaPotrebbe essere un monito per la politica.L'alterazione del modello,commisurabile se non in relazione con le qualità di questo segmento della società contemporanea.
Anche i mezzi espressivi devono essere commisurati con le nostre attitudini, alle quali la soggettività(la nostra) deve rendere omaggio. La superbia credo viva in ogni piccolo o grande potere.
Buonasera.
?? ma cosa vuol dire questo commento ?? faccio davvero fatica a capire. Non mi sembra inerente al testo del post o probabilmente non sono abbastanza preparato per questo livello di discussione. Bontà sua se me lo spiega. Grazie.
RispondiEliminaCarlo, gorgonzola.
E' un commento scritto in "politichese", quindi è sostanzialmente incomprensibile.
RispondiEliminaSig.ra Faenza, ciò che scrive è assolutamente condivisibile, ma purtroppo oggi la notizia vera e amaramente ridicola tanto da far piangere, è un'altra.
RispondiEliminaIn conferenza stampa, con faccia dispiaciuta e preoccupata (meno male che non son spuntate le lacrime) il Dott. Passera nuovo ministro del governo di SuperMarioMonti e fino a ieri AD di Banca Intesa San Paolo, dice - "Siamo in recessione, ovvero non solo non cresciamo ma andiamo addirittura indietro. Peggio di quanto pensavamo" -.
Bè cosa aggiungere..quasi quasi gli faccio un bonifico e lo aiuto con gli ultimi 100 euro che mi rimangono in banca.
Cordialmente, un gorgonzolese che la segue.
Buongiorno.
RispondiEliminaNon voglio polemizzare.Credo che quanto pubblicato dalla signora Faenza, possa calzare perfettamente su ciò che da sempre attuano i politici una volta eletti. La casta. Lei caro anonimo è un paladino dei blog altrui,oppure si camuffaer fare polemica?.Mi scusi signora Faenza. Buonasera.
Da quando il centro destra ha vinto le elezioni ho sempre sperato che avviasse una riforma strutturale dello Stato e delle iniziative per lo sviluppo a sostegno dell’economia. Purtroppo non è stato così, colpa di tutto il Parlamento che non ha saputo comprendere le profonde necessità di cambiamento.
RispondiElimina“Riforma:…Lo sviluppo esige delle trasformazioni audaci, profondamente innovatrici. Riforme urgenti devono essere intraprese senza indugio. A ciascuno di assumervi generosamente la sua parte, soprattutto a quelli che per la loro educazione, la loro situazione, il loro potere, si trovano ad avere delle grandi possibilità d’azione.”
Questo brano è tratto dalla Lettera enciclica di papa Paolo VI sullo sviluppo dei popoli “Populorum Progressio” del 26 marzo 1967. Riscontriamo una grande attualità nei concetti che dovrebbero essere la base per qualsiasi impegno verso la collettività. Su questi principi, sollecito oggi più che mai chi sente l’importanza dell’impegno al cambiamento a mettere le proprie attitudini, buona volontà e professionalità al servizio del bene comune. Abbiamo del tempo per selezionare una nuova classe politica capace, che vada a sostituire coloro che oggi ci hanno “svenduto” e non meritano di rappresentarci nuovamente. Tempi difficili richiedono doppiamente persone di coraggio che abbiano in mente un percorso chiaro di sviluppo e non di politici che vivono della contingente e personale soddisfazione, venduta come lavoro per la collettività.
Grazie
Buongiorno.
RispondiEliminamolto vero il suo commento.
Il mio criticato non era articolato volutamente, quindi il signor anonimo meglio che stia davanti alla televisione...
Grazie e mi scusi, eviterò di disturbare oltre.
Egregio Signor D, non si disturba mai quando i propori pensieri sono esposti con rispetto ed educazione. A volte capita di non comprendersi coem è successo tra Lei e il sig. Anonimo, per spiegarsi a volte è più facile parlarsi a voce e non per iscritto...ma questo è il limite del blog. Vi porgo i miei migliori saluti
RispondiEliminaCara signora faenza, quanto è vero! Alberoni anni fa lo scrisse anche in un suo articolo. Spesso salgono alla dirigenza persone incapaci,ma ossequiose! e ...le conseguenze delle loro decisioni o "non decisioni" pesano sulla vita delle aziende! Auguri per il suo blog. La seguirò
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