mercoledì 30 novembre 2011

Non ci sono soldi…


“Stato indebitato”. “Comuni senza soldi”. Queste  frasi sono spesso ripetute nell’arco delle  nostre giornate. Lo Stato assistenzialista non ce la fa più, con una crescita economica uguale a zero e tagli e riorganizzazioni che non sono  sostanziali ad avviare un’inversione di marcia. I Comuni ricevono conseguentemente meno trasferimenti dallo Stato e subiscono gli effetti della crisi economica. La parola chiave del cambiamento è “sviluppo”.
Sulla copertina del settimanale della nostra città del 17 novembre c.a., compare il nostro Sindaco con le “tasche vuote”, a causa del blocco del comparto C6.  Le principali opere pubbliche, dalla realizzazione del centro sportivo, di nuove scuole e del cimitero monumentale sono ferme e in pericolo, perché finanziate in parte o del tutto dall’entrata degli oneri di urbanizzazione di questo comparto.
Nelle amministrazioni locali è pratica diffusa basare le entrate principali sugli oneri di urbanizzazione. Questa gestione è molto limitante, dà  risultati immediati quando tutto va bene, ma nel lungo periodo può mettere in seria difficoltà, perché la ricchezza di una città non può dipendere prevalentemente dal settore immobiliare.
Mi chiedo se -nei decenni addietro- non sarebbe stato più opportuno rivolgere maggiore attenzione allo sviluppo di attività produttive, commerciali e artigianali per poter contare su entrate differenziate, invece di pensare soltanto a costruire nuove case?  Come mai negli  anni scorsi quando ancora esisteva il Consorzio Industriale di Gorgonzola e di Pessano con Bornago, quest’ultima aveva creato una discreta area industriale e artigianale e Gorgonzola invece no?  
Non è forse mancata una pianificazione e visione lungimirante del territorio che potessero portare introiti costanti nelle casse del Comune?
Lo sviluppo non avviene con uno scoccare di dita, ma richiede tempi lunghi e se mai si incomincia, mai si vedranno gli effetti.

9 commenti:

  1. Condivido la visione sulle necessità di sviluppo. E' la priorità assoluta del nostro paese. Ce l'han dtto e ripetuto, la Comunità Europea, l'FMI, gli USA, ..., questa volta dobbiamo arrangiarci da soli e dobbiamo mettere a posto il nostro bilancio. Per rimediarlo si puo' fare in due modi: o creare opportunità di investimento/sviluppo e far crescere il nostro PIL (soluzione imprenditoriale), o aumentare le tasse (soluzione aritmetica). Essendo stati amministrati da politici poco preparati o poco inclini a spendersi sul lato imprenditoriale ecco che la soluzione adottata dai tempi di Prodi ad oggi e' quella di far pagare tutto ai cittadini. Come dire non ci so fare, mi sono indebitato e allora che paghino gli altri. E' questa una soluzione di "corta veduta", perche' a lungo andare impoverisce tutti, scoraggia gli investimenti, azzera la competitività del nostro paese, in sintesi ci affossa. La spirale e' tanto evidente che tutti han visto che ad una manovra ne segue un'altra ed un'altra ancora. Dopo le lacrime di questi giorni, ce ne attende un'altra il prossimo anno. Quale migliore dimostrazione che le precedenti erano inadeguate! Per fare svluppo sarebbe necessario concentrarsi su progetti di investimento adatti ad attrarre capitali in Italia, dotarsi di una politica industriale e munirsi sul lato competitivo. Ricordo che in base a statistiche dell'OCSE, la competitività Italiana e' oltre il 140° posto tra i paesi del mondo, ben al di sotto di quella della stragrande maggioranza dei paesi africani . Ma veniamo al particolare: abbiam detto all'inizio che bisogna che ci si inizi ad arrangiare da soli. Anche a Gongorzola la mancanza di imprenditorialità politica e' raggelante. Le ultime 2 giunte non han fatto altro che indebitare la comunità con progetti insostenibili: un comune faraonico e un cimitero marziano. Possibile che non si potesse e non si possa ideare un sistema per favorire gli investimenti sul territorio? Perche' dobbiamo attendere gli oneri di urbanizzazione del C6? Nossignori cosi non va. Prima di spendere in famiglia si guadagna, prima di impegnarsi si mette da parte una cifra che corrisponda al'impegno da prendere. Qui in Martesana ci sono le opportunità di un tessuto industriale e artigianale da supportare, c'e' l'opportunità di avere migliori collegamenti stradali(TEM), c'e' disponibilità di spazio per attrarre nuovi investimenti (terreni). I siti industriali portano reddito alle comunità in forma di ICI, di imposte sul reddito, di occupati che possono acquisire potere d'acquisto. Perche' i comuni non si impegnano da questo lato ? L'amara realtà e' che ci vogliono competenza, coraggio, fantasia e immaginazione degli scenari futuri. Sono doti rare. Appartengono a uomini e donne che praticano imprenditorialità, competenza, progettualità, dialogo, tutti i giorni al fine di migliorare la propria prestazione sul mercato del lavoro. Fare politica significa non solo servire la propria comunità, a priori significa averne i requisiti per esserne all'altezza. Quindi io propendo per non credere al motto che "non ci sono soldi", assumiamoci invece le nostre responsabilità. Se non ci "sono soldi" vuol dire che non si sono preparati i presupposti per averne, che non si e' investito sulle proprie migliori capacità che non si ha la visione necessaria a sviluppare il proprio territorio.

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  2. quant'è vero quello che scrive anonimo! Bravo! Complimenti sinceri. La verità è che nelle Giunte ci sono gli interessi particolari: quanti nella giunta di Gorgonzola sono legati all'attività costruttiva o di immobiliarista? Fate un pò il calcolo. E i Consiglieri? Basta ottenere una ventina di voti di qualche parente o amico e sei in Giunta! Ci vorrebbe anche tanta buona volontà e onestà morale: non mi candido se so che non mi impegnerò, se so di non avere le capacità....

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  3. ....il signor anonimo viene un po' nel mio caruggio, vale a dire che si avvicina ad una mia soluzione, una delle tante o l'unica.

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  4. C'è un comune in Sicilia che si chiama Comitini, che è finito sulle pagine del New York Times, perchè su 950 abitanti, ha 67 dipendenti comunali, cioè 1 ogni 14 abitanti. Una spesa di 1 milione di € per il Comune! Qualcuno ha detto: basta che i 67 dipendenti abbiano tre parenti aventi diritto al voto, ed ecco che il Sindaco si trova rieletto! Nonno Gianni

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  5. Ho letto con attenzione i vostri post. Il titolo del post era provocatorio e la prima risposta ha colto perfettamente quanto volevo sottolineare. A seguire ci troviamo tutti d’accordo che bisogna avere una visione complessiva della realtà, una progettualità, delle capacità e bisogna saperle mettere in pratica. Come possiamo esprimere un parere, dando il nostro voto, ad una persona che non conosciamo, che deve ancora mettersi in gioco e dimostrare di essere capace a costruire per il bene comune? Al contrario quali sono i criteri per cui riteniamo capace chi invece è già attivo in politica? Nel prossimo post che sto preparando troverete uno spunto interessante che viene da tempi lontani, ma è incredibilmente attuale. Grazie.

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  6. LO SPECCHIO DELL’ITALIA
    Una società italiana e una tedesca decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa con equipaggi di otto uomini ciascuna. Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivò il giorno della gara, ciascuna squadra era al meglio della forma: ciò nonostante i tedeschi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro. Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra. Il “TOP Management” decise allora che avrebbero dovuto vincere l’anno seguente e mise in piedi un gruppo per studiare la fattibilità del progetto. Il gruppo, dopo approfondite analisi, scoprì che i tedeschi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano. Per risolvere la situazione il Top Management dette una chiara prova di capacità gestionale: ingaggiò immediatamente una società di consulenza per migliorare la struttura della squadra italiana. Dopo mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra italiana c’erano troppe persone a comandare. Su loro suggerimento si decise così di cambiare “immediatamente” la struttura della squadra. Ci sarebbero stati solo quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei supervisori ed uno ai remi. Fu deciso anche che occorreva motivare il rematore ampliando il suo ambito lavorativo e dandogli maggiori responsabilità. L’anno dopo i tedeschi vinsero con due chilometri di vantaggio. La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati conseguiti, pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno dimostrato e rinnovò l’incarico alla società di consulenza, che - sempre dopo duro lavoro - preparò una nuova analisi, con la quale dimostrò che la strategia scelta era giusta, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato. Al momento la società italiana è impegnata a progettare una nuova canoa.
    Pasquino

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  7. LO SPECCHIO DELL’ITALIA
    Una società italiana e una tedesca decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa con equipaggi di otto uomini ciascuna. Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivò il giorno della gara, ciascuna squadra era al meglio della forma: ciò nonostante i tedeschi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro. Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra. Il “TOP Management” decise allora che avrebbero dovuto vincere l’anno seguente e mise in piedi un gruppo per studiare la fattibilità del progetto. Il gruppo, dopo approfondite analisi, scoprì che i tedeschi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano. Per risolvere la situazione il Top Management dette una chiara prova di capacità gestionale: ingaggiò immediatamente una società di consulenza per migliorare la struttura della squadra italiana. Dopo mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra italiana c’erano troppe persone a comandare. Su loro suggerimento si decise così di cambiare “immediatamente” la struttura della squadra. Ci sarebbero stati solo quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei supervisori ed uno ai remi. Fu deciso anche che occorreva motivare il rematore ampliando il suo ambito lavorativo e dandogli maggiori responsabilità. L’anno dopo i tedeschi vinsero con due chilometri di vantaggio. La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati conseguiti, pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno dimostrato e rinnovò l’incarico alla società di consulenza, che - sempre dopo duro lavoro - preparò una nuova analisi, con la quale dimostrò che la strategia scelta era giusta, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato. Al momento la società italiana è impegnata a progettare una nuova canoa.
    Pasquino

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  8. Signor Pasquino è davvero una bella storia!

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  9. Signora Faenza, m'è venuto in mente che un mese fa circa, durante una trasmissione televisiva, un imprenditore dell'Emilia Romagna denunciava proprio quanto da Lei scritto. Anche nel suo paese non c'erano aree libere, dedicate alle imprese: s'era pensato a costruire solo case d'abitazione! Maria Pia

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