"Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.La vera crisi è la crisi dell'incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E' nella crisi che il meglio di ognuno affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!
L'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla." (Albert Einstein)
Da un genio di questa levatura, queste affermazioni sono sicuramente uno stimolo per tutti noi. Vorrei rispondere al nostro Presidente della Repubblica quando nel discorso di Capodanno ci ha sollecitato ad avere fiducia in noi Italiani, nelle nostre capacità. Bene, noi abbiamo fiducia nella nostra voglia di lavorare, di esprimere genialità, competenza e intraprendenza, ma è nei "politici attuali e nella loro politica" che non crediamo più. Il mio augurio è che in Italia si permetta alle persone capaci finalmente di lavorare, a tutti i livelli. Chi è in posizione di potere o è a capo di aziende incentivi e premi questo principio.
Credo che l'espressione che lei usa "ma è nei politici attuali e nella loro politica che non crediamo più" si inseriscano di diritto i pseudo-politici della nostra città. E non solo di loro, ma anche di quella cricca di consiglieri golosi solo di posizioni che il parlamentino di Gorgonzola detiene. Potremmo mai pensare ad un rinnovamento nazionale se la "base" nel territorio è peggiore? Vede sig.ra Faenza il problema è proprio questo: nei paesi vieni eletto e stai nel governo locale solo se hai da spendere molti interessi personali camuffati da promesse e contemporaneamente non hai problemi ad accettare compromessi. Importante è guadagnarci sempre, costi quel che costi, e far guadagnare tutti. E se non va bene? Nulla di male, ci si vende per una alzata di mano. Ho i miei dubbi che qui si cambierà. C'è persino chi si dichiara indipendente ed è come sostenere che il Casini nazionale è un politico coerente. L'unica vera alternativa sarebbe azzerare tutto e mandarli a casa senza preoccuparsi per i progetti in corso. Ma vedrà che si farà leva proprio su questi...troppi interessi in corso e non "lavori in corso". Questo è il vero compitino da svolgere in questo nuovo anno. Rispettosamente Franco, gorgonzola.
RispondiEliminaEgregio signor Franco, sono forse un’idealista ma credo fermamente che si possa “fare politica” facendo gli interessi di tutti. C’è spazio per tutti, per coloro che hanno professionalità, buone idee e capacità e non è necessario privilegiare pochi perchè “casta”, per scontentare e limitare tanti. Questo concetto è per me un elemento importante che fa parte dell’efficienza di uno Stato e di un Ente. Mi rendo anche conto che sia impossibile rendere “felici tutti” come valore assoluto, ma bisogna scardinare l’attuale mentalità in maniera democratica, se no la storia insegna che i necessari cambiamenti avvengono in maniera violenta e brutale. Grazie del suo intervento.
EliminaUn economista austriaco scriveva a metà del secolo scorso, a proposito della crisi del 29 che essa non fu una crisi del capitalismo, "Ma" la prima grande crisi dell'intervento pubblico!!" Il nostro debito pubblico è salito non per essere impiegato nella costruzione di infrastrutture e per la modernizzazione del Paese (= tanto lavoro per la gente!), ma per appianare i debiti di Regioni non virtuose, per avere un'Pubblica Amministrazione impiegatizia non produttiva invece di dare di più a chi doveva formare i giovani (= futuro del nostro paese), per le pensioni sociali, per un servizio sanitario nazionale mal gestito sia da chi lo dirigeva che da medici poco rigorosi e anche da noi cittadini, che ne abbiamo approfittato anche più del necessario. Per tornare alla crisi del '29, anche il nostro Einaudi aveva notato che se il crollo borsistico avesse potuto essere riassorbito dalla fortissima economia americana, la speculazione si sarebbe riaggiustata in breve tempo. Al crack si susseguirono continui piccoli crolli che si propagarono nell'economia reale, cioè tra milioni di consumatori e produttori e arrivando a coinvolgere anche l'Europa. L'economista austriaco dimostrò come la bolla speculativa fosse stata creata direttamente dal Governo federale con continue iniezioni di moneta e le politiche interventiste di Hoover peggiorarono la situazione." Ho letto sui giornali che la crisi attuale fu provocata negli USA proprio dal presidente Clinton, che voleva dare una casa ad ogni americano. Così si costruirono case che vennero vendute senza che le banche chiedessero garanzie solide a persone che poi non ebbero la possibilità di pagare i mutui. Ognuno deve trovare in sè stesso la forza e il coraggio di trovare soluzioni e fare sacrifici, ma dobbiamo anche avere una politica che non ci affossi e questo vale dappertutto.
RispondiEliminaEgregio Anonimo, La ringrazio del Suo interessante apporto. Non sono una libertaria, ma concordo sul fatto che la scuola economica austriaca abbia evidenziato che il crollo di Wall Street del ’29 non era dovuto al fallimento del sistema capitalistico in sé ma all’espansione artificiale dell’economia attraverso il credito inflazionario e che l’intervento pesante dello Stato nell’economia (New Deal) abbia rallentato la ripresa economica. Oggi, di nuovo una crisi finanziaria che si protrae di fatto dal 2008 e non viene risolta dai governi perché, a mio avviso, il sistema finanziario ha troppe pesanti influenze sulla politica (incapace di ridurre i suoi costi e il debito pubblico degli Stati) e quindi sulla volontà di sostenere l’economia reale. Stiamo andando verso una concentratazione della ricchezza nelle mani di pochi, pericolosa perchè permetterà a pochi di acquisire sistemi produttivi a basso costo, portando disoccupazione, povertà, incertezza e “servilismo”. Intendo servilismo della politica verso la finanza (oggi ne abbiamo numerosi esempi) e servilismo psicologico verso gruppi di potere al fine di poter “lavorare”. Un panorama contrario a ciò che è democrazia e libertà, una vera involuzione. La virtualità e l’emotività della speculazione ( se mi concede queste espressioni) stanno danneggiando le aziende anziché sostenerle. Il sistema creditizio e finanziario va certamente rivisto in funzione dell’economia vera, quindi della produzione e del lavoro. Sto leggendo un libro dal titolo “Finanzacapitalismo – La civiltà del denaro in crisi” di Luciano Gallino che dà alcune interessanti spiegazioni. Concordo con Lei infine che la politica deve essere diversa, ne va della nostra sopravvivenza. Grazie dell’attenzione e a presto.
EliminaAlbert Einstein dichiarò negli anni '5o: "L'unico scopo che giustifichi l'esistenza delle istituzioni politiche è quello di garantire il libero sviluppo dell'individuo e delle sue capacità".
RispondiEliminaIn questo pensiero bisognerebbe riflettere molto e farsi un bell'esame di coscienza. Oggi dopo oltre 60 anni siamo in grado di riconoscere alla politica questo ruolo?
Carlo.
Caro Anonimo, personalmente credo che i politici attuali abbiano perso la giusta impostazione, ma dobbiamo credere che prendendo coscienza di questa realtà, si portino avanti persone che possano ricondurre il pensiero politico e la sua azione sulla corretta via. Grazie.
EliminaCaro Carlo, bisogna vedere in quale contesto pronunciò questa frase Albert Einstein. Mi sembra una frase molto limitativa a meno che non intedesse che lo Stato deve mettere al primo posto l'individuo. Sappiamo bene come gli individui anche in momenti terribili della nostra storia abbiano trovato in sè stessi capacità sconosciute e questo vuol dire che anche quando lo Stato "non garantisce il libero sviluppo dell'individuo e delle sue capacità", l'uomo esprime il meglio di sè stesso, perchè il suo pensiero è libero e l'uomo sa da sè cosa può fare e deve fare. E' un insegnamento che per primo gli viene dalla famiglia Scusate,sono solo una mamma. Anna
RispondiEliminaCarissima Sig.ra Anna, credo proprio che la frase indicasse esattamente ciò che afferma anche lei. C'è bisogno inversione di tendenza, che l'individuo ritorni al centro della politica e non l'inverso, come purtroppo quest'ultima politica a dimostrato di fare. La Famiglia non penso che possa insegnare anche questo. Non dimentichiamoci che la Famiglia è un "insieme di individui", sebbene "legati" da valori e principi, rimangono individui singoli capaci in modo autonomo di esaltare le proprie capacità individuali mettendole poi al servizio dell'"insieme" costituito: famiglia, comunità, gruppo, società, stato.
RispondiEliminaUn saluto e un ringraziamento, Carlo.
Cara signora Anna, grazie della sua osservazione e della sua partecipazione. Vedo che il signor Carlo ha spiegato ancora meglio il suo pensiero.
RispondiEliminaPer quanto mi riguarda credo fermamente che lo Stato debba innanzitutto rispettare la “persona”. Garantendo la persona è in grado di garantire tutti. La famiglia ha un ruolo fondamentale nella formazione della persona e nella sua espressione. La famiglia dà un imprinting e in genere contribuisce sostanzialmente a riequilibrare, con amore, pazienza e attenzione, i danni che l’esterno può provocare all’individuo; purtroppo sappiamo anche che non sempre essa riesce a svolgere questo compito, la persona comunque deve trovare le risposte in se stessa ed è per questo che lo Stato deve garantire i principi fondamentali dell’uomo, quali ad esempio la libertà.
La frase di Einstein mi ha colpito per l’ottica positiva: a suo avviso, è “nelle crisi” (siano esse economiche, culturali, morali, personali o quant’altro) che possiamo scoprire il meglio di noi stessi, superare gli ostacoli e quindi migliorare. Non vediamo sempre in negativo ciò che ci spaventa sia pure una grave difficoltà, non facciamoci bloccare da questo. Vi farò un esempio che mi capita quando vado ad arrampicare. A volte, mi ritrovo davanti a certi passaggi e sento crescere in me la paura di non saper andare oltre. Penso che devo trovare una posizione che mi permetta di raggiungere l’appiglio più in alto. Osservo la parete e poi basta un piccolo movimento, diverso da quello provato fino a quel momento, lo spostamento del peso, il modo di appoggiare le dita dei piedi, la presa differente di un appiglio strano ed ecco che sono oltre.
Credo che un po’ tutti abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare questo principio. Grazie e buona giornata a tutti Voi.